I volontari della Protezione Civile della Croce Verde APM sono tornati dalla missione in Abruzzo. Pubblichiamo di seguito la testimonianza di Cristina R. che per una settimana ha vissuto insieme agli ospiti della tendopoli di Aquasanta a L'Aquila.
"Passi giorni e notti ad esercitarti per una probabile emergenza...
“ ...simuli terremoti, alluvioni, emergenze chimiche, con la speranza di non dover essere mai impiegato in simile esperienze, ma poi una notte arriva il messaggino " codice rosso, terremoto in Abruzzo" al risveglio lo leggi, tremore alle gambe, e ti dici " Ma che sta dicendo?'" Accendi la tele e lui... è arrivato, si è fatto sentire portando morte e distruzione nel cuore della notte.
Ti rendi disponibile, cercando di immaginare cosa ti aspetta a centinaia di chilometri, e nell'attesa della conferma della partenza, cerchi di avere più informazioni possibili, guardi in tv le cose peggiori: dal ritrovamento dopo giorni di qualcuno, alla tristezza delle file di bare, alla disperazione di chi invece è scampato a tutto questo.
I giorni passano e resti in attesa disponibile e pensi “Forse non serviamo, forse alla tv esagerano come sempre”, ma resti in attesa, facendo finta di nulla, continuando le tue cose, le tue banali cose. Poi a distanza di qualche settimana ecco la partenza, sistemi tutto e
sei pronta a partire, non riuscendo ancora ad iimmaginare cosa sta accadendo.
Il viaggio è lungo, il paesaggio non male. Arrivi sotto il mastodontico Gran Sasso: lo avevi gia visto ma non lo ricordavi così imponente e bello. Passato il tunnel altri paesaggi spettacolari, e dopo un po’... ecco che cominci a vedere gruppetti di poche tende ministeriali blu allineate sotto quattro case, intatte, ma vedi le tende...distese immense, per chi come me è di Milano le distese sono immense, li sono la normalità.
Dopo chilometri ecco l'uscita dell'autostrada, una corsia apposta per i mezzi di soccorso. Anche lì non vedi nulla di terribile, è mattina presto e poca gente in giro, è il ponte del primo maggio, solo mezzi di soccorso. Man mano che ti avvicini alla destinazione " il campo di Aquasanta, nel campo di rugby" cominci a vedere qualche maceria, palazzi un po’ rovinati ma nulla di che. Arriviamo a destinazione, dobbiamo attendere di essere accreditati e chi parte lascia a noi la tenda.
Nel frattempo nel piazzale vedi i civili, i cosidetti "terremotati" - per noi "ospiti" - che escono con discrezione da quel campo che ancora non riesco a vedere. Hanno una dignità spaventosa, quasi a chiederti scusa se ti stanno passando davanti, e ti sorridono con gentilezza, con i loro sacchettini di plastica si allontanano nel loro quotidiano.
Eccoci tocca a noi. Entri nel campo, ti gira la testa, sarà la stanchezza, un mondo di volontari che si aggira nelle tende blu, allineate, ordinate, le persone passano, ti guardano , ti sorridono e salutano tutti con il loro "buongiorno", un buongiorno che ti imbarazza, che ti mette a disagio. Quel buongiorno, dopo ore, diventerà "benvenuti", l'ospitalità innata della gente del sud non manca neanche in una tendopoli.
A tutti i nuovi arrivati nella tenda della mensa, verranno distribuiti i ruoli, dal Capo Campo alla segreteria, dalla logistica al PMA (Posto Medico Avanzato).
Passaggio di consegne da chi va a chi arriva, e chi va lo vedi sorridente, che abbraccia , saluta e scappa via.
Ora tocca a noi sostenere tutto questo.
A me e Rosa, una ragazza di Salerno, tocca la segreteria ospiti, qualsiasi problema della popolazione della ns tendopoli dovremmo essere in grado di risolverla, ti dici: " che sarà mai...."
Facciamo un giro per le tende per vedere, toccare con mano: ti rendi conto che sei in altro mondo, il problema non sono le scossette di assestamento che non senti , ma la dignità pazzesca, con cui le persone ti chiedono qualsiasi cosa: dalle lavatrici sempre piene, al sapere se passerà la parrucchiera, al tranquillizzarli e far sì che non si arrabbino perchè non trovano giusto che noi volontari mangiamo per ultimi, spesso cibo freddo. Questo è l'assurdo: si preoccupano per noi.. loro. 
Dopo cena, non è finita: se serve il magazziniere corre ancora con i suoi ragazzi, i medici neanche a dirlo garantiscono la disponibilità 24 su 24, e magari ti prendi un caffè e fai due chiacchiere con gli ospiti sentendo il racconto ancora vivo di quel che hanno passato, mentre arrivano anche ad ironizzare, ridono, scherzano, ma in fondo non ne possono più, e ti ringraziano continuano a ringraziare di quel che si fa, poco per noi, tantissimo per loro.
Nelle esercitazioni, tutto questo non te lo insegna nessuno. Non sei in ambulanza, che una volta portato il paziente in ospedale, hai terminato il tuo compito. Lì sono con te 24 ore su 24, ci fai colazione insieme, passano nella tenda a far due chiacchiere, a sfogarsi, a parlarti e a raccontarti il loro disagio, e tu.. tu sei impotente in tutto questo, puoi solo dare la tua mano da stringere, una spalla su cui appoggiarsi, e quando te ne vai lasci li un pezzo di cuore.
Non dimenticherò mai tutti i volontari che hanno diviso con me questa forte ed importante esperienza, e non potrò mai dimenticare ospiti come Roberta, Adriana, Bruna, Eligio, Fulvia e molti molti altri. Le ultime ore passate al campo tra abbracci e lacrime, mi hanno fatto anche scordare il saluto del nostro amico nascosto, che con la sua "voce" e la sua toccata ci ha salutato la sera prima e la mattina stessa.
Un abbraccio a tutta L'Aquila”.






