cv_slide1.jpg cv_slide3.jpg cv_slide2.jpg cv_slide4.jpg

1914 - GREGORIO TROMBETTA, VOLONTARIO E GARIBALDINO

Sulla lapide che ricorda i Volontari caduti nella Prima Guerra Mondiale, esposta nell’atrio della sede di via San Vincenzo, il primo nome in alto a sinistra è quello del volontario Gregorio Trombetta, il primo caduto dell’Associazione, morto già nel 1914, quando per l’Italia la grande guerra non era ancora iniziata. La sua straordinaria vita di volontario e garibaldino merita di essere ricostruita e ricordata.

La lapide dei caduti nella Grande Guerra, in alto a sinistra Gregorio Trombetta

Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, l’Italia dichiarò la propria neutralità. Ma nell'autunno del 1914 Peppino Garibaldi, nipote di Giuseppe, l’Eroe dei due mondi, si recò a Parigi. Qui, dopo contatti con le autorità francesi, creò una Legione Garibaldina, composta di Volontari, che doveva battersi in favore della Francia contro le forze Austro-Tedesche. Aderirono subito e con entusiasmo molti giovani italiani di idee repubblicane, vecchi veterani garibaldini, sindacalisti e mazziniani.

 

Peppino Garibaldi e la Bandiera della Legione Garibaldina

La “Legione Garibaldina” era composta da circa 2000 uomini, tra cui molti italiani emigrati e residenti in Francia. La regione più rappresentata era la Lombardia, con 196 volontari. Tra di essi, vi era anche Gregorio Trombetta. La Legione fu addestrata sommariamente ed incorporata nel 4° Reggimento di marcia del 1º Reggimento della Legione Straniera. I volontari italiani sottoscrivevano un impegno non per cinque anni, come è in uso nella Legione Straniera, ma per la durata della guerra, con l’intesa che se l’Italia fosse intervenuta nella guerra l’obbligo sarebbe stato sciolto. La richiesta di combattere con la sola camicia rossa non fu accettata, perché nella guerra moderna la visibilità significava morte sicura. L'11 novembre 1914 la Legione fu trasferita al fronte nella foresta delle Argonne, una regione nel nord est della Francia, ai confini col Belgio ed il Lussemburgo.

Gregorio Trombetta

Nato a Milano il 16 novembre 1887, Gregorio Trombetta era figlio di Agostino, pensionato governativo, che era stato un volontario garibaldino ed aveva combattuto con Giuseppe Garibaldi nella campagna del 1866 in Trentino. Gregorio abitava con la famiglia in via Mercato 18; due fratelli, Felice e Pasquale, erano agenti di commercio. Il Corriere della Sera racconta che Gregorio Trombetta “…era un bel giovane, dalla figura vigorosa e dal viso aperto e simpatico. Anima ardente ed irrequieta, non amava la monotonia di una vita tranquilla”.

La casa di Via Mercato 18 ove viveva la famiglia Trombetta

Terminati gli studi di disegnatore tecnico, Gregorio trovò impiego alla Breda e poi presso altre ditte. Appassionato di teatro, si iscrisse all’Accademia dei Filodrammatici e per tre anni recitò in varie rappresentazioni. Fu nello stesso periodo che, spinto dal suo animo generoso e dalla voglia di rendersi utile al prossimo, si offrì Volontario alla Croce Verde, che era stata fondata poco prima, nel 1905.  Lo immaginiamo mentre esce di corsa dalla Sede di Via della Passione con altri militi, spingendo una delle nostre lettighe a mano per le strade di Milano.

Lettiga a mano della Croce Verde

Gregorio nell’estate del 1914 si trasferì a Parigi, dove trovò impiego come capo tecnico in uno stabilimento meccanico. Scoppiata la guerra, egli decise subito di arruolarsi volontario nella Legione Garibaldina e fu tra i primi e più entusiasti collaboratori di Peppino Garibaldi. Lo stato maggiore della Legione mise a sua disposizione un’automobile, con la quale egli si spostava per cercare nella comunità italiana nuovi volontari da arruolare. La sua attività e la sua intelligenza gli valsero il 20 settembre 1914 i gradi di Tenente.

Il primo a sinistra della seconda fila é Gregorio Trombetta

Gregorio, per quanto gli permettessero le difficoltà della guerra, si manteneva in corrispondenza con i fratelli residenti a Milano. Quando nel novembre del 1914 la Legione giunse nelle Argonne, a Milano giunse un pacchetto di fotografie, accompagnato da un biglietto che diceva: “…questa notte partiamo per tappe di marcia per il fronte... Finalmente ci siamo… L’attacco generale è dato… domani forse ci batteremo… Buon Natale e Buon Anno”. In una cartolina, giunta pochi giorni dopo, erano ripetuti gli auguri al fratello Felice, in tono festoso: “Io sto benone e i nostri soldati lo stesso. Fai Buon Natale e stai allegro come lo siamo noi”.

Il 26 dicembre 1914, giorno di Santo Stefano, alle sei del mattino, dopo un intenso bombardamento, i Legionari Garibaldini lasciarono i loro ripari e iniziarono ad avanzare nella foresta verso le trincee nemiche a Belle Étoile, presso il Bosco della Bolante.  Al loro passaggio, dai battaglioni dei soldati francesi si levò un mormorio di esclamazioni e di incitamenti: “Braves Garibaldiens! Vive l’Italie!“. La Legione partì all’attacco delle trincee nemiche, gridando “Viva l’Italia, Viva la Francia”, con la giubba sbottonata, che lasciava intravvedere la camicia rossa. 

All’improvviso, un lampo di luce, uno scoppio, un urlo straziante interruppero la marcia.

La testa della colonna era stata colpita da un obice d’artiglieria: il Tenente Gregorio Trombetta allargò le braccia e stramazzò a terra, mortalmente ferito.

Il suo fu il primo sangue italiano versato nel conflitto europeoLa sua breve vita era durata solo ventisette anni. 

Le trincee dei Garibaldini ed il corpo del Tenente Trombetta

Nella stessa battaglia perì anche un fratello di Peppino Garibaldi, Bruno. Pochi giorni dopo, in una seconda battaglia, a Four de Paris, perì un altro fratello di Peppino, Costante. La Legione Garibaldina ebbe in quei primi scontri 40 morti e 150 feriti. Nei giorni successivi il corpo di Gregorio  Trombetta fu seppellito nel cimitero di guerra di Maison Forestiere, nei pressi di Lachalade.

 

Il 3 gennaio 1915 il Corriere dellla Sera pubblicò il messaggio di cordoglio che il Sindaco di Milano aveva inviato alla famiglia Trombetta. Nei giorni successivi la famiglia chiese il rimpatrio della salma, ma il governo francese rifiutò.

Gli articoli pubblicati dal Corriere della Sera nel gennaio e febbraio 1915

Due anni dopo la fine della guerra, nel 1920, il corpo di Gregorio Trombetta fu riesumato e trasferito nel Cimitero Militare Italiano di Bligny, ove tutt’ora riposa, nel Campo 6, Fila A, Tomba 12.

Il Cimitero Militare Italiano di Bligny

Per molti anni dopo la fine del conflitto, il sacrificio di Gregorio Trombetta fu ricordato e celebrato in Croce Verde A.P.M. in occasione di numerose assemblee e cerimonie. Poi, come spesso accade, l’oblìo scese lentamente sul suo nome e si perse ogni memoria del suo sacrificio e della sua storia.

Una storia che per molti anni non è stato possibile conoscere sino in fondo. Infatti, solo recentemente, il Ministero delle Forze Armate della Repubblica Francese ha pubblicato sul proprio sito internet il “Diario delle Marce e delle Operazioni per l’anno 1914” del IV Reggimento di marcia del 1º Reggimento della Legione Straniera. È un documento dattiloscritto di 13 pagine, che racconta minuziosamente i fatti accaduti in quella foresta delle Argonne e riporta la vera causa della morte di Gregorio Trombetta.

A pagina 13 del Diario si legge chiaramente che “… il 26 dicembre 1914, durante le operazioni, due salve di cannone da 75 mm., dirette al nemico, cadono sulla formazione italiana ed uccidono il Tenente Trombetta della 1^ compagnia”. 

In futuro, quando nei nostri servizi di soccorso passeremo in via Mercato, in viale Bligny o in viale Argonne, ricordiamoci quindi di rivolgere un pensiero affettuoso al nostro Milite Gregorio Trombetta, morto in battaglia per fuoco amico, il primo caduto italiano della Grande Guerra.