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1922 - LA MEDAGLIA AL VALOR CIVILE

Il 1922 fu l’anno in cui il fascismo condusse la fase finale dell'attacco alle organizzazioni politiche e sindacali e alle strutture dello Stato liberale, per giungere infine alla conquista del potere. Già il 1º maggio ci furono scontri su tutto il territorio nazionale durante la Festa del Lavoro. Si contarono a fine giornata 12 morti. Il 31 maggio migliaia di squadristi occuparono Bologna, devastando sedi, cooperative e camere del lavoro. Il 15 luglio fu occupata Cremona, il 18-19 Novara, il 26 luglio Ravenna, con 9 morti, il 30 Savona.

Squadre fasciste in marcia

Il 20 luglio 1922 si dimise il governo Facta. Dopo cinque tentativi infruttuosi di costituire un nuovo governo, il Re reincaricò lo stesso Facta, che formò una coalizione ancor più debole della precedente. In questo contesto, Il 31 luglio 1922 l'Alleanza del Lavoro, sigla in cui si riunivano i sindacati di sinistra, proclamò uno sciopero generale a tempo indeterminato in opposizione al fascismo.

I risultati furono disastrosi: lo sciopero ottenne soltanto di spaventare la borghesia e la classe media, instillando il timore di un ritorno alle violenze, e dette a Benito Mussolini la possibilità di imporsi come l'unica forza in grado di difendere la nazione. I fascisti si atteggiarono a salvatori della patria, sostituendosi allo Stato nella repressione dello sciopero, mantenendo in funzione i servizi pubblici, evitando l'interruzione della produzione in numerose industrie e occupando i municipi delle città amministrate dai socialisti. 

   

A Milano, nel tardo pomeriggio del 3 agosto, squadre fasciste confluite da tutta la Lombardia iniziarono a premere contro le porte di Palazzo Marino. La Guardia Regia, posta a difesa dell'edificio, si scansò e lasciò entrare la calca, mentre Gabriele D'Annunzio iniziò ad arringare la folla dal balcone del Municipio.

 I fascisti invadono Palazzo Marino e D'Annunzio parla dal balcone 

Iniziarono subito gravi scontri tra fascisti e scioperanti, con numerosi feriti. Il Corriere della Sera scrisse il 4 agosto: “Il servizio dei militi della Croce Verde A.P.M. è stato quanto mai encomiabile: essi si sono prodigati ieri, affrontando spesso il fuoco incrociato delle parti in conflitto, per soccorrere i numerosi feriti, dando prova di alto civismo, che va segnalata”.


Lettighe a mano della Croce verde A.P.M. e della Croce Bianca in attesa di intervenire durante gli scontri

Cortei fascisti attraversavano la città, cantando Giovinezza. Squadristi si misero alla guida dei tram, mentre altri affacciati dai finestrini puntavano moschetti e mitragliatrici sugli scioperanti. Il 4 agosto proseguirono gli scontri. Combattimenti violentissimi si verificarono nelle zone di Porta Ticinese, Porta Genova, Porta Nuova, Crescenzago, Monforte. A Dergano fu assaltato dai comunisti un circolo fascista; un uomo di 52 anni rimase gravemente ferito da colpi di arma da fuoco e fu soccorso dalla Croce Verde

  

Fascisti alla guida di un tram nel pomeriggio del 4 agosto 1922

Una spedizione punitiva assalì un circolo socialista di via Paolo Sarpi, che fu colpito da 50 colpi di pistola e da alcuni petardi.  Una furiosa battaglia nel quartiere di via Canonica e via Procaccini lasciò sul terreno due morti, uccisi dall’esplosione di alcune bombe, tra cui un fascista. La forza pubblica stentò a riportare l'ordine nel quartiere, e per sedare gli scontri in atto cominciò a sparare. Decine le persone che dovettero rivolgersi a cure mediche in seguito all'assalto.


Il Corriere della Sera scrisse nella cronaca degli scontri che “...il fascista era stato colpito da una scheggia di bomba al cranio ed aveva la fronte fracassata. Trasportato dalla Croce Verde alla guardia medica di Paolo Sarpi, vi giunse morto. Qui venne identificato come Carlo Crespi, ex milite della stessa Croce Verde, e fu tosto riconosciuto da alcuni suoi compagni che lo avevano raccolto rantolante sotto il fuoco… nelle vie adiacenti il fermento aumentava ad ogni minuto, accresciuto anche dalla vista dei feriti che la Croce Verde, con rara abnegazione e sprezzo del pericolo, trasportava dalla zona pericolosa”. 

Squadre fasciste durante gli scontri

In serata 200 camicie nere, appoggiate da autoblindo ed armate di bombe, assaltarono la sede del giornale socialista "Avanti!" in via Settala 22, dove si erano asserragliati una quindicina di militanti socialisti, tra cui Pietro Nenni. La lentezza di reazione dei vigili del fuoco, accorsi con molto ritardo, fece sì che l'incendio si propagasse, rovinando completamente i macchinari e mettendo in grave pericolo la stabilità dell'edificio stesso. Ci furono tre morti e numerosi feriti, tra cui lo stesso Nenni, tutti soccorsi dalla Croce Verde A.P.M. 

 

La sede dell'Avanti dopo l'assalto e l'incendio

Il bilancio finale degli scontri durante i tre giorni dello sciopero fu per Milano di cinque morti e oltre sessanta feriti.

Il Corriere della Sera, in un articolo pubblicato il 7 agosto 1922, dal titolo “IL SERVIZIO DI ASSISTENZA DURANTE LO SCIOPERO”, scrisse: “Un valido contributo al servizio di assistenza e di trasporto per i feriti venne dato dalla benemerita società di soccorso Croce Verde "Assistenza Pubblica Milanese". Essa ha mobilitato 90 uomini tra militi e graduati, dal loro personale volontario, quattro autolettighe, un camioncino a lettiga e quattro lettighe a mano, nonché una squadra di ciclisti ed una di motociclisti. Durante un servizio una delle autolettighe venne colpita da ben sette proiettili. Questa società fece 28 servizi con autolettighe e 14 con lettighe a mano”. 

 Il 7 agosto 1922 lo sciopero era fallito e si concluse. Tre mesi dopo, con la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, il fascismo arrivò al potere.

La Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 1926 rese pubblica la decisione di sua Maestà il Re di conferire alla Croce Verde Assistenza Pubblica Milanese la Medaglia di Bronzo al Valor Civile con questa motivazione:

“2,3,4 Agosto 1922, in Milano. In occasione di gravi conflitti provocati da elementi anarcoidi accorreva con i suoi militi e le proprie autolettighe ove più grave era la mischia, più vivo lo scambio della fucileria fra le parti contendenti, allo scopo di portare soccorso ai feriti ed ai morenti e di alleviare le conseguenze della lotta, dando ovunque esempio, in mezzo allo scatenarsi degli odi di parte, di filantropia e di sprezzo del pericolo”.

Il diploma di conferimento è tutt’oggi conservato nella vetrina del salone della sede di Via San Vincenzo. La Medaglia di Bronzo al Valor Civile adorna il nastro tricolore della bandiera dell'Associazione.