cv_slide1.jpg cv_slide3.jpg cv_slide2.jpg cv_slide4.jpg

Il Gioco dell'Aquila - 1916

"Tutti a casa per Natale" era lo slogan più in voga nel 1915, quando ancora si era convinti che la Grande Guerra avrebbe avuto vita breve. Dopo le prime battaglie, chilometri di trincee impediscono però di avanzare e migliaia di uomini muoiono da entrambe le parti. Mentre gli elenchi delle perdite si allungano sempre più, l'equipaggiamento dei soldati si rivela insufficiente. I "nostri ragazzi" al fronte hanno bisogno proprio di tutto e ogni città viene mobilitata per raccogliere generi alimentari, calze di lana, guanti e tabacco.

In cambio si regalano distintivi, bandierine, piccole cose fatte a mano e, perché no, tavole di giochi dell'Oca come questo, edito nel 1916 dal Comitato Patronesse della Assistenza Pubblica Milanese.


Nella prima guerra mondiale gli animali rivestono una duplice importanza e vengono "usati" con valenze assolutamente diverse. Accanto a cavalli e cani impiegati quotidianamente al fronte, anche i canarini servono per scoprire la presenza di gas e i piccioni per recapitare messaggi. I disegnatori invece ne sfruttano l'aspetto simbolico: ogni animale rappresenta una nazione. Il vecchio e regale leone inglese, il gallo con berretto frigio della rivoluzione di Francia, l'orso russo forte e indomito, l'aquila a due teste austro-ungarica "bestia grifagna, stolida, che squarta, sgozza, scuoia, che ha la forca per gruccia, ed ha per cuoco il boia". Contro di essa si concentra tutto l'odio patriottico e il povero volatile, persa ogni maestosità, subisce terribili torture.

Sul tabellone di gioco in basso, a sinistra, è riprodotta l’aquila asburgica nera che si rivolge gridando con evidente ostilità contro un’altrettanto incattivita oca bianca con due teste, presumibilmente italiana. Il percorso a spirale concentrica è contornato di alloro e fasce tricolore, soldati con medaglie al valore mostrano la loro audacia. L’aquila nelle diverse caselle è protagonista di imprevisti, viene ritratta con le stampelle, moribonda, fucilata, mezza spennata, infilzata dalla baionetta, arrostita, completamente nuda e pronta per lo spiedo, tragicamente morente, cotta e servita su un vassoio. Troviamo svariate caricature denigratorie di generali nemici e dello stesso imperatore Francesco Giuseppe alla casella 56. Nella casella 1 si vedono le montagne di sfondo e uno scarpone che abbatte con sicurezza il cartello del confine, alla 2 i soldati partono salutati dai loro figli e subito si arrampicano, come alpini, sulle rocce o corrono, come bersaglieri, all’assalto. Il resto delle caselle vede riprodotti i soggetti tipici dell’epica guerresca: ministri italiani,  gas asfissianti, fabbriche bombardate da velivoli ad elica, sommergibili con bombe, crocerossine volontarie, madri in preghiera e cappellani militari.

Tutto è raccontato con semplicità. L'eroismo è premiato, la viltà punita, il nemico sconfitto e nella finzione ludica ogni cosa è più facile, c'è in fondo un invito a sperare, a lottare:

 " Moltiplica l’ardor che ti trasporta,

 Ancor un colpo e sfonderai la porta.

 La vittoria, che qui è soltanto un gioco,

 il tricolore bacierà tra poco."

 

Bibliografia:

1) MASCHERONI, Silvia - TINTI, Bianca: “Il gioco dell’oca: un libro da leggere, da guardare, da giocare” Ed. Bompiani, Milano 1981.

2) VILLA, Marta: "E giocavamo alla guerra! Bambini, giochi e propaganda tra le due guerre mondiali. Una lettura socioculturale, in “El Campanò de San Giuseppe”, I, 2009, pp. 130-138.

3) VILLA, Marta:"Il gioco dell’oca: bambini, giochi e propaganda tra le due guerre mondiali in Italia", in “AltreStorie”, 33, 2010, pp. 22-23.

4) VILLA, Marta: "L’Oriente giocattolo", in Gabriele Proglio (a cura di), Orientalismi italiani, Antares, Savigliano 2012, pp. 108-133.

5) VILLA, Marta: "Pubblicità, giochi e potere nell’Italia postunitaria. Per la costruzione di una possibile identità nazionale." in "Costruire una nazione", parte IIIa,  pag. 69-91.