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1915/18 - Gli ospedali militari e le poesie a Croceverdina

Il 23 maggio 1915, il Regno d’Italia dichiarò guerra all’Impero Austro-Ungarico, entrando così in quel conflitto che presto divenne la Prima Guerra Mondiale. La città di Milano si trovò coinvolta nell’assistenza ai militari feriti e mutilati, trasportati con treni ospedale dai fronti di guerra: un contributo poco conosciuto di eccellenza e umanità, che coinvolse anche la Croce Verde A.P.M. e che oggi, a distanza di oltre un secolo, è giusto ricordare.

Volontarie all’arrivo di un treno dal fronte (da Facebook.com)

La città disponeva nel 1915 di un ospedale militare, ubicato in Piazza Sant’Ambrogio, dove oggi sorge la sede dell’Università Cattolica, e di altre strutture civili, che non erano sufficienti alle necessità di guerra. Sin dall’inizio del conflitto venne quindi censita la disponibilità di ogni ospedale, contemplando la possibilità di aumentare i posti letto per fronteggiare eventuali criticità, come accadrà all’indomani di Caporetto, quando sulla città si riversò un incalcolabile numero di feriti militari e di profughi civili. Furono pertanto creati ulteriori ospedali di riserva, occupando edifici scolastici o, nei momenti di massima emergenza, utilizzando altri spazi come caserme, seminari, opifici, alberghi e teatri.[1]

Nel 1917 esistevano 58 ospedali militari in città e 15 in provincia; 12 altri ospedali territoriali erano gestiti dalla Croce Rossa; una stima approssimativa indica un totale di circa 14.000 posti letto.[2] La sola città di Milano accolse negli anni di guerra circa 180.000 militari infermi.[3]

Cartolina di conforto ai feriti (collezione A. Minissi)

La carenza di personale maschile dovuta ai richiami al fronte era colmata da infermiere, cuciniere e guardarobiere volontarie, affiancate da personale religioso. Grande attenzione veniva posta anche all’assistenza morale dei soldati, con innumerevoli iniziative di “conforto ai feriti”, dalla distribuzione di tabacco o di gelato domenicale ai gruppi di lettrici che operavano nelle corsie degli ospedali, ai corsi di alfabetizzazione per i soldati ricoverati.[4]

Volontarie assistono feriti in arrivo dal Piave nel giugno 1918 (da Facebook.com)

 

Gli Ospedali della Guastalla e della Comasina affidati alla Croce Verde A.P.M.

Nel 1915 la Direzione di Sanità del III° Corpo d’Armata affidò alla Croce Verde A.P.M. di Milano la gestione dell’assistenza ai ricoverati di un ospedale neurochirurgico per la cura dei militari con ferite cerebrali, realizzato in via Francesco Sforza, nei locali requisiti al Collegio Reale delle Fanciulle della Guastalla. Oggi l'edificio ospita gli uffici del Giudice di Pace e l'Avvocatura del Comune di Milano.

L’edificio del Collegio Reale delle Fanciulle della Guastalla (da Google Earth)

 

L’apertura di questo Centro si deve al celebre neuropsichiatra Prof. Carlo Besta (1876-1940), che, richiamato alle armi con il grado di maggiore medico, allestì alla Guastalla un ospedale di 450 letti, con sala operatoria autonoma, impianti di radiodiagnostica, roentgenterapia, elettroterapia, ginnastica attiva e passiva, bagni di luce, termoterapia e una sezione dedicata alla rieducazione dei movimenti volontari. 

    Il maggiore Carlo Besta
 (foto da www.docplayer.it)

Il Centro aveva inoltre una scuola elementare a cui dovevano accedere tutti i degenti analfabeti, e una scuola di rieducazione per quei feriti cerebrali le cui lesioni comportavano disfunzioni psichiche e percettive.[5]

Camerata del Collegio Reale delle Fanciulle della Guastalla  (da www.pinterest.com)

Agli oneri economici eccedenti le possibilità dell’amministrazione militare provvedeva uno speciale Comitato di benefattori; l’assistenza ai degenti era invece affidata alla Croce Verde A.P.M., allora presieduta dall’Architetto Campanini.[6]

Ospedale della Guastalla, 30 giugno 1919: al centro Carlo Besta, in abiti civili e cappello,
 attorniato dal personale, dalle volontarie e da alcuni pazienti (da www.aspi.unimib.it)

 

L’Ospedale della Guastalla rimase attivo dal 1915 al 1919 ed ospitò un totale di circa 5000 militari neurolesi.[7] Giova ricordare che nel 1950 l'Istituto Neurologico Vittorio Emanuele III, costruito nel 1932 in Via Celoria 11 e nel quale il Prof. Besta operò, è stato a lui intitolato, mutando il nome in Istituto Nazionale Neurologico Carlo Besta.[8]

Nel 1916 venne aperto un altro ospedale militare, capace di 850 letti, nei locali delle scuole della Comasina, in Piazzale Maciachini, tra via Crespi e via Imbonati. L’edificio è oggi occupato da una Scuola Primaria e da una Scuola dell’Infanzia.

Le scuole di Piazzale Maciachini (da www.pinterest.com)

L’ospedale militare della Comasina era diretto dal Prof. Aldo Cernezzi[9] ed accoglieva militari feriti che necessitavano di cure fisioterapiche. Ospitò in totale circa 11.000 ricoverati.[10] Anche per questo ospedale, l’assistenza ai ricoverati venne affidata alla Croce Verde A.P.M..

Oltre alla gestione dell’assistenza sanitaria nei due ospedali della Guastalla e della Comasina, erano stati affidati alla Croce Verde A.P.M. anche la gestione dei posti di ristoro della Stazione Centrale e parte dei trasporti negli ospedali dei militari feriti che giungevano dal fronte in stazione. Queste varie attività erano coordinate dal vicepresidente della Croce Verde A.P.M. Cav. Giuseppe Segre, nonno della Senatrice a vita Liliana Segre; il suo impegno gli valse nel 1917 la nomina a Cavaliere del Regno d’Italia da parte del Re Vittorio Emanuele III.

L’insieme di queste attività rendeva necessario poter disporre di un rilevante numero di volontarie, che vennero ricercate dall’Associazione nel corso della guerra con vari appelli alla cittadinanza, anche a mezzo stampa.

Articoli pubblicati sul Corriere della Sera 

 

Nel dicembre 1917, dopo Caporetto, la Croce Verde A.P.M. realizzò anche una cartolina benefica, riportante la “Preghiera del Bambino Italiano”, nella quale un bimbo implora Dio per il babbo soldato, per la mamma che lo aspetta e per tutti i bimbi profughi dai territori occupati dall’Austria-Ungheria.

Cartolina benefica della Croce Verde A.P.M. datata 17.12.1917 (collezione A. Minissi)

 

Le poesie di Bravetta dedicate alla Croceverdina

Vittorio Emanuele Bravetta (Livorno, 1º dicembre 1889 – Roma, 24 dicembre 1965) è stato un poeta, scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano. Figlio di un ammiraglio, nacque in una famiglia di ferventi patrioti. Laureato in giurisprudenza, si dedicò inizialmente al giornalismo, alla poesia di stampo patriottico e alla sceneggiatura di diversi film del cinema muto.[11]

Il poeta Vittorio Emanuele Bravetta
(da www.3confini.it)

Combattente autentico, avendo partecipato in prima persona alla Grande Guerra, al termine del conflitto scrisse “Ali e Bandiere”, una raccolta di versi nati dalle esperienze belliche vissute, che venne pubblicata a Milano nel 1918. Nella maggior parte delle poesie vengono glorificate le imprese dei soldati italiani, ma tre poesie esaltano l'opera di una "Croceverdina". Questa infermiera volontaria della Croce Verde A.P.M. viene descritta mentre cura amorevolmente i militari feriti; Bravetta la conobbe e la osservò durante un periodo di ricovero in uno dei due ospedali milanesi.

Copertina del libro “Ali e Bandiere” (collezione A.Minissi)

 

Le tre poesie si intitolano La Primavera di Croceverdina, Ritorno alla Scuola e Il Dettato di Croceverdina. Sono composte nello stile dell’epoca, che al giorno d’oggi può apparire forse enfatico, ma che ci riporta ad un’epoca ormai remota e alle tragiche vicende di una guerra che portò all’Italia 650.000 morti e 1.000.000 di feriti e mutilati.

La Primavera di Croceverdina.

Il poeta immagina che la Primavera tenti di distogliere Croceverdina dalla sua preziosa attività di assistenza, ma la fanciulla le resiste, continuando la propria opera, per la quale il poeta esprime la sua infinita gratitudine. Da notare il verso “la Croce che spera”, chiaro riferimento al motto della Croce Verde A.P.M., “Ama, Lavora, Spera, Salva”.


 

Ritorno alla Scuola.

Il poeta descrive l'adattamento di una scuola in ospedale e il delirio di un soldato ferito che, mentre muore assistito da Croceverdina, crede di essere tornato bambino nella sua scuola. 

 

Il Dettato di Croceverdina

Un soldato ferito agli occhi detta a Croceverdina una lettera per la propria madre, in cui le nasconde la gravità delle lesioni riportate. Croceverdina asseconda il soldato e scrive la lettera, per poi piangere rileggendola. Quest’ultima poesia fu pubblicata oltre che nel libro anche sul numero 31 de "La Domenica del Corriere", 4-11 agosto 1918.

 

Nel 1918 la poesia “Il Dettato di Croceverdina” fu anche musicata in forma di romanza per canto e pianoforte dal compositore vicentino Arrigo Pedrollo (1878 – 1964) che aveva studiato a Milano e vi risiedeva. 

Il Compositore Arrigo Pedrollo (da Wikipedia)

La partitura musicale originale, stampata a Milano nel 1918 dalla Casa Musicale Sonzogno, riporta una dedica a "DONNA GEMMA TASCA PREYER". La Croceverdina Gemma era forse una dama dell'alta società milanese, come ci suggerisce Il titolo "Donna", "Tasca" di nascita e coniugata "Preyer"? Negli archivi della Croce Verde A.P.M. di questi nomi purtroppo non v’è traccia.

A Casalmorano, in provincia di Cremona, esiste oggi una RSA denominata Fondazione ONLUS Villa Sacro Cuore Coniugi Preyer.  Nel Cimitero Monumentale di Milano è invece presente la tomba dei coniugi Ester Preyer e Carlo Canali.

Tomba al Cimitero Monumentale (foto A. Minissi)

Ester Preyer, figlia dello scultore Michele, rimase vedova nel 1918 di Carlo Canali, funzionario della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, e nel 1929 fece una sostanziosa donazione all'Ospedale Maggiore di Milano. Morì nel 1934. 

Si può ipotizzare che l'impegno filantropico della signora Preyer-Canali si fosse tradotto anche nel volontariato nella Croce Verde A.P.M. e che Gemma Tasca Preyer fosse imparentata con Ester Preyer: forse Michele Preyer aveva un altro figlio, fratello di Ester, che si sposò con Gemma Tasca, dandole il suo cognome. Ma sono solo ipotesi… la ricerca continua. 

Le poesie di Bravetta e la romanza di Pedrollo, a distanza di oltre un secolo, hanno creato l'occasione per rinnovare il ricordo di una pagina della storia di Milano e della Croce Verde A.P.M., che stava lentamente scivolando nell’oblio e che merita invece di essere ricordata.

 

La Croce Verde A.P.M. ringrazia il Professor Renato Calza del Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza per aver dato impulso e contributo a questa ricerca.



 

[1] https://www.arcipelagomilano.org/archives/55335

[2] Corriere della Sera, 20.12.1917

[3] https://www.amicideltrivulzio.it/tag/guerra/

[4] https://www.arcipelagomilano.org/archives/55335

[5] Archivio Ist. Naz. Neurologico Carlo Besta dal sito https://www.aspi.unimib.it

[6] Carlo Besta, “Il centro neurochirurgico della Guastalla”, Torino, tipografica editrice Minerva, 1935

[7] Bollettino Ordine Prov. Medici Chirurghi Odontoiatri Milano  n.3/2011

[8] https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Besta

[9] Corriere della sera, 28 luglio 2016

[10] Bollettino Ordine Prov. Medici Chirurghi Odontoiatri Milano  n.3/2011

[11] https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Emanuele_Bravetta