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1908 - La prima autoambulanza a Milano

Nel 1907, il consiglio direttivo della Croce Verde approvò un progetto nuovo e modernissimo: realizzare un nuovo mezzo di soccorso, sino al quel giorno mai utilizzato: la prima “Vettura Automobile” per il trasporto degli infermi.

In Italia la prima autovettura, una Peugeot, aveva circolato nel 1893, solo 14 anni prima; nel 1907, circolavano in tutta Italia solo 2500 automobili. Questi dati ci danno l’idea di quanto fosse innovativa e lungimirante la decisione presa dal consiglio.

Il consiglio incaricò il Direttore Sanitario Dott. Felice Pollini di realizzare uno studio preliminare e di presentare entro l’anno una proposta dettagliata. La proposta elaborata dal Dott. Pollini fu approvata e successivamente pubblicata nel 1908 nell’Opuscolo “La Croce Verde di Milano”, di cui è conservata una copia presso la Civica Biblioteca Sormani di Milano. Siamo così in grado di conoscere oggi i dettagli del progetto ed alcune straordinarie fotografie che ci mostrano come venne realizzato.

 L'ambulanza ancora priva dell'allestimento, dei vetri e della verniciatura


L'ambulanza in corso di allestimento

Scrive il dott. Pollini: “Dal mezzo di trasporto primitivo, il fratello milite, la portantina lettiga, la carriola, il dorso di mulo, la vettura a cavallo, a vapore, la barca, l’agile lettiga a ruote, il ciclolettiga, la previdenza umana oggi ci soccorre coll’automobile, per forse più tardi arrivare ad un mezzo ancora più rapido, che la scienza a venire non mancherà di indicarci”.

“Ma l’odierna utilità dell’automobile – prosegue il Dott. Pollini – non deve solo essere limitata a trasporto di malati o infortunati, ma dovrebbe essere anello di congiunzione fra il trasporto immediato e un improvvisato posto di soccorso, ove portare l’aiuto ai colpiti e porli in grado di essere altrove trasportati. Ond’è che l’automobile non deve solo bastare al trasporto di un malato o di un ferito, ma arrivato per primo sul luogo di un disastro o di sventura umana, deve, in attesa di ulteriori trasporti, fungere da ricovero, da ospedale provvisorio, da infermeria e anche da sala di operazione. Per il che la nuova vettura, addobbata come in vigile attesa, armata allo scopo di medicare, operare e trasportare nel modo più efficace e veloce i colpiti da sventura, dovrà portare il nome di “Automobile Ospedale e Trasporto”.

La relazione prosegue quindi con una dettagliata descrizione delle caratteristiche che il nuovo mezzo, “primo in Italia”, avrebbe dovuto avere per poter svolgere le tre attività di trasporto, ospedale e sala di operazione.

L'ambulanza allestita, si notano le barelle dietro allo chaffeur

“Una vettura  automobile a 4 ruote, lunga circa m. 4,50, larga m. 1,30, col sedile avanti per due posti, dei quali uno sarebbe pel medico o per un infermiere, il cui posto sarebbe completamente mobile per dare accesso all’interno della vettura, tramite una porta scorrevole. Il vano posteriore prevede due barelle sul lato con parete fissa, con la testa dietro al sedile dello chauffeur; altri letti pieghevoli, brande e barelle smontabili, sedie, tavolini, letto operatorio troveranno posto sull’imperiale (il portapacchi sul tetto).  La vettura porterà all’interno una sedia portantina snodata e disinfettabile per  discendere i malati dalla case. Tra la barella in basso e il pavimento deve stare comodamente una cassa mobile di legno o di zinco o d’alluminio che si possa smontare dalla vettura, contenente tutto quanto occorre per la medicazione completa e per ridurre l’automobile ad ospedale e sala operatoria. La parete posteriore avrà due porte che si chiudono a molla. La parete sul lato opposto alle barelle sarà mobile ,con cerniera triplice in alto. Tale parete, a vettura ferma, dovrà essere rialzata e poggerà a terra con due aste in ferro che si fisseranno su due piedistalli mobili.  Sull’imperiale saranno rotolate tele impermeabili, pronte per essere attaccate ai lati della parete vetrata, da cui piomberà la luce rischiarante la camera sottostante, che sarà sala di operazione”.

L'ambulanza con la sala di operazione allestita

 

“La cassa dovrà contenere il materiale di medicazione per ferite, fratture e operazioni. In uno scompartimento vi saranno acqua sterilizzata, fenicata e sublimato, catini smaltati, spazzolini per le unghie, saponi, alcool, etere.  In altro scompartimento, scatole metalliche per medicazione sterilizzata e lana, cotone e  tela non sterilizzati; ferrule  per fratture, palmari, plantari, laccio elastico, tubo Fauchet, pompa gastrica Russmaul. Lenzuola, vesti pei medici, salviette, compresse, garze, bende sterilizzate. In altra scatola, gli strumenti chirurgici più urgenti : pinze, dilatatori, rasoio, forbici, bisturi, sonde, specillitti, aghi Déchamps, seghe, stacca periosto, pinze ossee, apparecchio per tracheotomia, cateteri metallici e in gomma, sringhe in vetro, seta, aghi”.

“In un armadio farmaceutico saranno soluzioni ipodermiche di morfina, apomorfina, caffeina, etere, ergotina, adrenalina, olio canforato. Ammoniaca, etere, cloroformio, sonnoformio, collodion, vaselina, trementina, lisolo. Inoltre,  vanno previsti bidoni per ossigeno, termometri, strumenti per narcosi, zoccoli e vesti in gomma o tela cerata per medici e infermieri”.

Definito il progetto, andavano reperiti i fondi per realizzarlo, che furono stimati in circa 20.000 lire dell’epoca, pari a circa 78.000 euro odierni, una cifra molto rilevante per le casse della giovane associazione, fondata solo due anni prima.

La prima autoambulanza della Croce Verde rischiava di  rimanere nel campo dei desideri.

Ma come sempre avviene in questi casi, la generosità dei Milanesi, sintetizzata nel vecchio detto meneghino “Milan col coeur in man”, non tardò a manifestarsi.

 

Ritratto di Pompeo Confalonieri, 1908, olio su tela, autore Riccardo Galli (1869-1944)

 Il 21 maggio 1905, a soli 39 anni, era morto a Milano il nobile Don Pompeo Confalonieri, appartenente ad una ricca famiglia di noti gioiellieri, con un sontuoso negozio sotto i Portici Settentrionali di Piazza del Duomo. Don Pompeo era stato un appassionato del nuovo mezzo di trasporto, l’automobile, e uno dei soci fondatori dell'Automobile Club di Milano. Nel suo testamento del 6 ottobre 1904 il nobile Pompeo aveva disposto che i tre ottavi del suo cospicuo patrimonio – circa 700.000 lire - fossero devoluti a istituzioni di beneficenza.

Il Cavalier Avvocato Cesare Agrati, esecutore testamentario del Confalonieri, interpretandone il pensiero di appassionato dell’automobile, destinò la somma di Lire 10.000 alla Croce Verde di Milano, perché potesse realizzare l’ambulanza ospedale. A tale generosissima offerta seguirono quelle della casa automobilistica Isotta Fraschini , che cedette a prezzo di favore uno dei suoi chassis; della Carrozzeria Sala di Milano, che realizzò l’allestimento sulla base della relazione;  della Pirelli, che offrì gli pneumatici; della Ditta De Fabris & Co., che offrì i vetri e la decorazione; delle Telerie Ghidoli, che offrirono coperte e lenzuola; del Cav. Righini, che scontò l’attrezzatura chirurgica; delle centinaia di soci e cittadini che con le loro oblazioni resero possibile l’allestimento completo del mezzo.



Fu così che il sogno divenne realtà ed il Corriere della Sera, nell’edizione del 16 settembre 1908, poté annunciare ai milanesi la presentazione della nuova ambulanza ospedale, la prima a circolare a Milano e forse in Italia. Pochi mesi dopo, l'ambulanza ospedale trovò il suo primo impiego in occasione del terremoto calabro siculo, che trattiamo in altra pagina di questo sito.